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Secondo una ricerca del Politecnico di Milano i professionisti che utilizzano smartphone, pc portatili e tablet per lavorare in mobilità sono sempre di più.

di Valeria Cannizzaro

Scegliere un’offerta di Wind, rispetto ad una di Vodafone o di altro operatore, può essere significativo se si ottiene un risparmio sul costo del traffico telefonico e soprattutto su quello illimitato di internet: avere una buona tariffa telefonica che permetta di collegarsi ad internet dal proprio cellulare o da un dispositivo mobile è sempre più importante.

Da un ricerca del Politecnico di Milano, per esempio, è emerso che anche le professioniste utilizzano i dispositivi mobili per lavorare e pare che questo dato tenda ad aumentare: trovare la migliore offerta per cellulare, infatti, è un obiettivo che accomuna tutti i consumatori, professionisti e non.

La ricerca è stata condotta dall’Osservatorio Ict & Professionisti della School of Management del Politecnico di Milano e ha indagato sull’uso dei dispositivi mobili che i professionisti e le professioniste ne fanno quotidianamente per supportare le loro attività lavorative.

Il risultato generale vede un progressivo avvicinamento delle categorie professionali (avvocatesse, commercialiste, consulenti del lavoro, …) ai dispositivi mobili, utilizzati soprattutto quando non sono in ufficio.  E se si pensa che in una giornata il 50% del tempo è dedicato ad attività esterne all’ufficio, è plausibile pensare a come sia necessario l’utilizzo di dispositivi che permettano di agevolare il lavoro lontano da documenti cartacei.

Nel dettaglio, le professioniste che trascorrono più tempo fuori sono le avvocatesse (12%), gli studi commercialisti (8%) e le consulenti del lavoro (3%) e i dispositivi che utilizzano maggiormente sono i telefoni smartophone, i pc e i tablet.  I primi vengono utilizzati per la gestione delle mail (26%), i secondi per il lavoro sui documenti di lavoro (26%) e i tablet per navigare su internet (19%). Di questi, il 26% utilizza applicazioni dedicate alle loro professioni, come nel caso degli avvocati che più di tutti, sfruttano le app a contenuto professionale per smaltire la mole di lavoro.

La ricerca ha analizzato anche l’interesse di queste categorie di lavoratori all’Itc in generale ed è emerso come la diffusione delle nuove tecnologie sia ancora limitata ma che abbia delle buone basi per potersi espandere.  In questi campi, infatti, la tecnologia potrebbe veramente alleggerire il carico di lavoro e addirittura aumentare la redditività del 10% perché creerebbe maggiore efficienza lavorativa. Tra le tecnologie più diffuse, per esempio, nel 78% dei casi troviamo la firma digitale, nel 76% dei casi i servizi di home banking, nel 46% i software di gestione elettronica documentale fino ad un 20% di studi che utilizzano l’e-learning.

Come spiega il responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Ict & Professionisti della School of Management del Politecnico a Milano, Claudio Rorato, “Oltre alle tecnologie già in uso per la dematerializzazione dei documenti e ai semplici applicativi, insomma, ancora oggi non entrano nell’attività lavorativa degli studi professionali soluzioni come Crm, portali e siti web, firma grafometrica, Workflow management. Il business delle professioni appare ancora tradizionale nei contenuti e nelle prassi di conduzione. La tecnologia potrebbe assistere invece l’apertura di nuove idee di business assistite dalle tecnologie o prassi lavorative più snelle”.

Quanto spendono i professionisti in Itc? La ricerca ha studiato anche questo aspetto ed è riuscita ad ottenere risultati interessanti: pare infatti, che i budget dedicati a questo tipo di spesa rimangano limitati: nel dettaglio, solo l’83% dichiara di essere interessato ad investire in tal senso ma solo il 27% dedicherà un budget che arriverà ad un massimo di 3 mila euro. Il 21% dichiara che arriverà ad un massimo di 1000 euro e il 16%investirà da i 3 e i 5 mila euro.

In cosa investiranno i loro soldi? Il 46% acquisterà computer più potenti, il 19% server migliori, il 18% utilizzerà il budget per comprare stampanti nuove, il 15% lo farà con gli scanner e il 33% ha dichiarato che non investirà in hardware. Come ha ben chiarito Alessandro Perego, il responsabile Scientifico dell’Osservatorio Ict&Professionisti – “La natura di questi investimenti sottolinea come ci sia ancora una difficoltà a percepire concretamente la capacità di generare valore da parte delle Ict si privilegia la performance dello strumento, come i PC più potenti, e non quella di processo. Non emerge la volontà concreta di riorientare il business, prevalentemente ancora di natura tradizionale, verso nuove forme di servizio in grado di diversificare i rischi, proteggere la marginalità, sviluppare nuove opportunità.”

“L’alfabetizzazione digitale – continua Perego- che impegni le istituzioni politiche e professionali, diventa allora cruciale per la diffusione di una cultura tecnologica presso i professionisti, per far percepire chiaramente perché una tecnologia può generare valore e, soprattutto, dove lo può creare”.

La concezione dei professionisti verso il valore delle Itc, infatti, è positiva perché la maggior parte riconosce i benefici che queste apportano: a fare da contraltare però, è la difficoltà a quantificare questi benefici che per la maggior parte vengono considerati in generale.

Uno dei limiti più forti riscontrati, per esempio, è quello della smaterializzazione dei documenti di lavoro che ancora non decolla: molti ancora effettuano le scansioni dei documenti cartacei e molti altri ancora stampano le mail più significative per archiviarle, preferendo comunque una gestione dei materiali cartacei più che digitali.