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	<title>Il sito delle donne &#124; donne nel web &#124; dialoghi tra donne, blog femminile &#124; il blog delle donne&#124; il web delle donne &#124; network di donne &#124;</title>
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		<title>LE FOTOGRAFIE DI ALBERTINA D&#8217;URSO A PALAZZO MORONI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA' E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[DONNE AL LAVORO]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dal 1 fino al 26 settembre 2010, presso Palazzo Moroni a Padova, saranno visibili le fotografie di Albertina D&#8217;Urso all&#8217;interno della mostra &#8216;Albertina d&#8217;Urso. Ti Moun Yo, Children of Haiti&#8217;. L&#8217;esposizione è promossa dall&#8217;Assessorato alla Cultura &#8211; Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con la &#8216;Fondazione Francesca Rava -N.P.H Onlus&#8217; e propone all&#8217;incirca trenta immagini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/09/albertina_durso_fotografia1_N.jpg" rel="lightbox[1498]"><img class="alignnone size-medium wp-image-1499" title="albertina_durso_fotografia1_N" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/09/albertina_durso_fotografia1_N-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><br />
Dal 1 fino al 26 settembre 2010, presso Palazzo Moroni a Padova, saranno visibili le fotografie di Albertina D&#8217;Urso all&#8217;interno della mostra &#8216;Albertina d&#8217;Urso. Ti Moun Yo, Children of Haiti&#8217;. L&#8217;esposizione è promossa dall&#8217;Assessorato alla Cultura &#8211; Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con la &#8216;Fondazione Francesca Rava -N.P.H Onlus&#8217; e propone all&#8217;incirca trenta immagini, in bianco e nero, che portano alla luce le dure condizioni di vita della popolazione dell&#8217;isola dei Caraibi, mostrando scene della loro quotidianità ed in particolare verso i bambini; &#8216;Ti Moun Yo&#8217;, in creolo, significa infatti &#8216;bambini&#8217;. La stessa Albertina è sempre stata molto attenta ai temi del sociale, nel 2006, infatti, ha preso parte alla &#8220;Missione del comune di Milano a Kabul&#8221; per portare alla luce la situazione dopo la guerra in Afghanistan e gli sforzi fatti per ristabilire le condizioni di vita della popolazione ad opera delle organizzazioni non governative italiane e della missione ISAF 8.</p>
<p>Fonti:</p>
<p>http://padova.virgilio.it/eventi/albertina-d-urso-ti-moun-yo-children-of-haiti_12805627_6?catLevel=2&amp;idx=2&amp;category=EVENTI-%3EEvento-%3EMostre&amp;data=2010-09-02&amp;qs=&amp;dv=028060&amp;st=L&amp;sc=eventi&amp;tp=I&amp;ofs=</p>
<p>http://www.bondoneofficina.it/it/Maestri/Albertina_d%60Urso/Albertina_d%60Urso.aspx</p>
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		<title>Venezia, la Biennale dell&#8217;Architettura è donna ed è giovane</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[APPUNTAMENTI]]></category>
		<category><![CDATA[DONNE AL LAVORO]]></category>

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		<description><![CDATA[Donna e giovane, la Biennale dell&#8217;Architettura bada al sodo
 
Per l&#8217;evento non sono previsti culti della forma o spolvero di archistar. Ma architetti giovani, che tengono in gran conto la condizione dell’uomo, della terra, delle città. Molti i progetti di recupero

 
di Virginia Baradel

L&#8217;architettura è una storia vera scritta e interpretata da esseri umani pensanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Donna e giovane, la Biennale dell&#8217;Architettura bada al sodo</h2>
<p><!-- fine TITOLO --> <!-- inizio SOMMARIO --></p>
<div><em>Per l&#8217;evento non sono previsti culti della forma o spolvero di archistar. Ma architetti giovani, che tengono in gran conto la condizione dell’uomo, della terra, delle città. Molti i progetti di recupero</em></div>
<div></div>
<p><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio FIRMA --></p>
<div><strong>di Virginia Baradel</strong></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/jpg_2294009.jpg" rel="lightbox[1493]"><img class="alignnone size-full wp-image-1494" title="jpg_2294009" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/jpg_2294009.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>L&#8217;architettura è una storia vera scritta e interpretata da esseri umani pensanti, dialoganti e possibilmente sensibili. Quelli che la progettano e quelli che la abitano. Un&#8217;utopia? No, un&#8217;ipotesi di lavoro che la <strong>prima donna architetto a dirigere una Biennale</strong> ha messo in cantiere con rigore ed eleganza. People meet in Architetture diretta da <strong>Kazuyo Sejima</strong> è una sfilata di idee, fantasie, soluzioni, e propositi molto artistici e ben poco autoritari, dotati di antenne che vibrano sulle magagne e le delizie del presente.</p>
<p>Il <strong>tema dell&#8217;incontro</strong> è basilare. La cifra di questa Biennale Architettura è una <strong>saggia leggerezza</strong>; non c&#8217;è ottimismo ma attenzione. Niente culto della forma, spolvero galattico di archistar. Ma architetti (e artisti ad essi assimilabili per lunghezza d&#8217;onda), in massima parte giovani, che tengono in gran conto la condizione dell&#8217;uomo, della terra, delle città e si provano a rimediare sfoderando tutte le armi culturali e tecnologiche che hanno a disposizione. Molti tra loro, in ogni parte del mondo, si cimentano concretamente in progetti di recupero. L&#8217;architettura dunque come cura ingegnosa dei luoghi dove scorre l&#8217;esistenza. Non a caso la mostra alle Corderie si apre con una grande pietra solitaria in cui si può entrare e raccogliersi, nascosti e protetti come in un nido, di Radic e Correa.</p>
<p>Per questo il <strong>Leone d&#8217;oro alla carriera va a Rem Koolhaas</strong>, visionario concreto, principe dell&#8217;architettura come arte globale, controluce affilato della congestione della realtà che recupera la memoria anche quando è scomoda, come gli arredi nazisti dimenticati nei magazzini del museo di Monaco.</p>
<p>Nel mezzo una gamma varia e felicemente coerente di ipotesi. Dall&#8217;equilibrio primario di due putrelle megalitiche poggianti su una grande molla del messicano Garcia-Abril; all&#8217;atelier portato dall&#8217;India perché tutto ciò che fa architettura per Mumbai accade in quel laboratorio insediato nel luogo del progetto, dove la penuria di risorse aguzza l&#8217;ingegno e dove collaborano anche gli abitanti del posto giusto per «una condivisione diretta di conoscenza che passi attraverso l&#8217;immaginazione, l&#8217;intimità, la modestia». Parole sante, in tempo di sfrenato protagonismo e ferale consumismo, il cui senso riecheggia in molti interventi. <!-- OAS AD 'Middle' - gestione 180x150 square inside --></p>
<div id="adMiddle"><script type="text/javascript"></script><a href="http://oas.gelocal.it/5c/quotidianiespresso.it/qe/mattinopadova/interna/269808626/Middle/default/empty.gif/6c78587a445571365365414142303673" target="_top"><img src="http://oas.gelocal.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a></div>
</div>
<div>
Andrea Branzi detta 10 consigli per una Nuova Carta di Atene (l&#8217;originale del &#8217;33 era di Le Corbusier e riguardava il futuro della città industriale). Si va dalla città come luogo di «ospitalità planetaria» alla «metropoli genetica» ricaricata in virtù di un&#8217;«urbanizzazione debole» e perpetuamente reversibile.</p>
<p>Aldo Cibic progetta insediamenti comunitari in aree rurali anche tra snodi autostradali per garantire a queste e a quelli una riconciliata sopravvivenza.<br />
Fiona Tan e Kazuyo Sejima si sono intenzionalmente radicata nella minuscola isola giapponese di Inujima per creare un museo prensile dove arte e ambiente possano vivere in simbiosi.</p>
<p>Se l&#8217;agorà è sparita dalla scena dominata dal totalitarismo delle merci (materiali e immateriali), rimane la casa che con Andres Jaque diventa motore rigenerativo trasformandosi da luogo della dipendenza solitaria a nuvola schiumosa di frammenti di collegamento.</p>
<p>De Vylder Vink di case ne incastra 7, l&#8217;una sull&#8217;altra nella regione cinese della Mongolia: l&#8217;agglomerato che ne deriva accorpa la dimensione individuale e collettiva senza soluzione di continuità; mentre Sou Fujimoto studia un prototipo scomodo ma pieno di risorse se scattano relazioni inedite fra le parti.</p>
<p>Non manca l&#8217;incontro con l&#8217;ignoto che per gli R&amp;Sie(n) si materializza in un osservatorio notturno in perfetto stile fantasy.<!-- fine TESTO --></div>
<div></div>
<div>FONTE: Il Mattino di Padova &#8211; 27 agosto 2010</div>
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		<title>Festival della Letteratura di Mantova: AIDDA presenta Caterina Percoto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 21:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE E CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA' E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[FATTORE D]]></category>

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		<description><![CDATA[QUEST&#8217;ANNO PER &#8220;GALASSIA SOMMERSA&#8221;, AL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA, LE &#8220;NOVELLE SCELTE&#8221; DI CATERINA PERCOTO

Anche quest&#8217;anno, a Mantova, avrà luogo la quattordicesima edizione del &#8220;Festival della Letteratura&#8221; che prenderà il via mercoledì 8 settembre per concludersi domenica 12 settembre. 
Al centro dell&#8217; edizione 2010 i nomi di due grandi italiani : Ennio Flaiano, scrittore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>QUEST&#8217;ANNO PER &#8220;GALASSIA SOMMERSA&#8221;, AL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA, LE &#8220;NOVELLE SCELTE&#8221; DI CATERINA PERCOTO</div>
<div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/C._Percoto.jpg" rel="lightbox[1482]"><img class="alignnone size-full wp-image-1483" title="C._Percoto" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/C._Percoto.jpg" alt="" width="185" height="253" /></a>Anche quest&#8217;anno, a Mantova, avrà luogo la quattordicesima edizione del &#8220;Festival della Letteratura&#8221; che prenderà il via mercoledì 8 settembre per concludersi domenica 12 settembre. </span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">Al centro dell&#8217; edizione 2010 i nomi di due grandi italiani : Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore e giornalista, del quale verrà ricostruita la biblioteca di studio, e Fernanda Pivano, scrittrice, traduttrice, giornalista e critica musicale, le cui registrazioni inedite saranno rese disponibili al pubblico.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">Numerosi anche gli ospiti internazionali come, solo per citarne alcuni,  i premi nobel Naipaul e Heaney, la scrittrice anglo-giamaicana Zadie Smith, Joshua Ferris e Tony Ross.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">La tematica che costituirà il filo conduttore di questa edizione sarà il confronto culturale, volto a far sviluppare e crescere sia le idee che gli stessi autori; dal &#8220;Festivaletteratura 2010&#8243; verrà messo, infatti, al primo posto &#8220;Scritture Giovani&#8221; che vedrà protagonisti Dora Albanese, Catrin Dafydd, Stefania Mihalache e Clemens Setz.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">In questa quattordicesima edizione continuerà a vivere il progetto &#8220;<strong>la galassia sommersa</strong>&#8220;, avviato quattro anni fa proprio all&#8217;interno del festival, che si propone di far riscoprire alcuni dei talenti letterari femminili che, a causa dl tempo e delle circostanze storiche, sono spesso passati nell&#8217;ombra o ai quali non è stato dato il giusto riconoscimento.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">Un lavoro, questo, voluto da AIDDA, associazione imprenditrici e donne dirigenti d&#8217;azienda (<a href="http://www.aidda.org/">www.aidda.org</a>), e coordinato dalla professoressa, scrittrice e saggista <strong>Antonia Arslan</strong>, che fino ad ora si è occupata della ristampa delle opere di Emilia Salvioni, Contessa Lara e Neera, pseudonimo di Anna Zuccari, tre donne provenienti rispettivamente dal Veneto, dalla Toscana e dalla Lombardia.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">Quest&#8217;anno è il turno di Caterina Percoto, la &#8220;contessa contadina&#8221; che ha dato voce alla realtà friulana e ha portato alla luce, in modo fresco e essenziale, il linguaggio del corpo femminile, e della quale verrà presentata &#8220;Novelle Scelte&#8221; (ed. Il Poligrafo), una raccolta a cura di <strong>Elisabetta Feruglio</strong>, con la prefazione di Antonia Arslan.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;">Come ha ricordato proprio la professoressa Arslan durante l&#8217;anticipazione dell&#8217;edizione del festival del 2007, svoltasi presso l&#8217;Ambasciata di Quisitello, &#8220;occorre riscoprire queste figure di donne che hanno dato un contributo al pensiero e alla letteratura&#8221; ed è bene tenere a mente, come scrivono <strong>Mara Borriero</strong>, responsabile del progetto &#8220;la galassia sommersa&#8221; e presidente della delegazione AIDDA per il Veneto e il Trentino Alto Adige, e <strong>Caterina Della Torre</strong>, presidente della delegazione AIDDA per il Friuli Venezia Giulia, che &#8220;la valorizzazione del talento femminile costituisce uno dei migliori investimenti per noi e per le generazioni future alle quali consegnare il pieno riconoscimento del valore della diversità di genere&#8221;.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"></p>
<div><strong>BREVI CENNI SU CATERINA PERCOTO</strong></div>
<div>Caterina Percoto nacque a San Lorenzo di Soleschiano, da una nobile famiglia che nel 1821, alla morte del padre della scrittrice, si trasferì a Udine, dove lei fu mandata a scuola dalle suore, esperienza, questa, che le fece nascere una forte avversione nei confronti dell&#8217;educazione monacale delle donne.</div>
<div>il 1839 segna l&#8217;inizio della sua carriera letteraria grazie a Don Comelli che inviò alla <em>Favilla</em> di Trieste un commento alla traduzione del Maffei di brani della <em>Messiade </em>di Klopstock ,<em> </em>contribuendo così a far iniziare il rapporto tra Caterina e l&#8217;editore Francesco Dall&#8217;Ongaro.</div>
<div>I suoi primi racconti apparsi su <em>Favilla </em>risalgono al 1841 e dal 1848, con la prima guerra di indipendenza, il suo scirvere si fece più impegnato dal punto di vista politico, facendo si che le sue composizioni incontrassero il gusto  degli ambienti patriottici. Tra le sue opere ricordiamo Dieci raccontini di Caterina Percoto, Scritti friulani, I Fumi di Norina e Novelle. Caterina morì il 15 Agosto del 1887 a Soleschiano, la sua salma si trova a Udine, sepolta vicino al poeta Pietro Zorutti.</div>
<p></span></div>
</div>
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		<title>MAGIA DEL DESERTO</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA' E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno straordinario incontro con Carla Perrotti, la “signora dei deserti”. Le sue traversate, iniziate  con l’obiettivo del record, sono approdate all’esperienza di un’assoluta essenzialità, diventata poi irrinunciabile. 
Quale è stato il percorso che l’ha portata a diventare la “signora dei deserti”?
Sono convinta l’incontro con il deserto fosse in qualche modo nel mio destino. Il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/carla-perrotti1.jpg" rel="lightbox[1475]"><img class="alignnone size-medium wp-image-1477" title="carla perrotti" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/carla-perrotti1-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Uno straordinario incontro con Carla Perrotti, la “signora dei deserti”. Le sue traversate, iniziate  con l’obiettivo del record, sono approdate all’esperienza di un’assoluta essenzialità, diventata poi irrinunciabile. </strong></p>
<p><strong>Quale è stato il percorso che l’ha portata a diventare la “signora dei deserti”?</strong></p>
<p>Sono convinta l’incontro con il deserto fosse in qualche modo nel mio destino. Il mio percorso è iniziato quanto non ero più giovanissima, come accade solitamente per chi intraprende un’attività legata ai record. Io non avevo mai cercato più di tanto il deserto, ma mi ci sono trovata in diverse situazioni nelle vesti di turista e documentarista. Io e mio marito, che è un medico con la passione per il viaggio e le immagini, abbiamo girato per anni documentari per la televisione italiana. Nel 1990, mentre eravamo nel Sahara per un documentario sulla Parigi-Dakar, abbiamo incontrato per caso la carovana del sale dei Tuareg. Sono rimasta totalmente affascinata dal loro modo di vivere il deserto, fatto di ritmi naturali e di silenzio. A quel punto è scattato qualcosa dentro di me, il desiderio di fare in prima persona un’esperienza di questo tipo e di conoscere dall’interno quella realtà così estrema.</p>
<p><strong>Da quel momento la sua vita è cambiata…</strong></p>
<p>Si, sono entrata a far parte del team No Limits con il quale poi ho intrapreso un percorso che mi ha portato ad attraversare cinque deserti in quattro continenti, sempre a piedi ed in solitaria. Nel 1991 ho attraversato il deserto del Ténéré in Niger, dopo ci sono stati il Salar de Uyuni in Bolivia, il Kalahari, il deserto del Taklimakan in Cina e per ultimo, nel 2003, il Simpson Desert, nel cuore del continente australiano. Tutte esperienze che ho deciso di trasferire agli altri attraverso i miei libri: “Deserti”, uscito nel 1998 , e poi “Silenzi di sabbia”, in cui racconto le ultime due traversate, quelle più lunghe ed impegnative.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa l’ha portata a scegliere questo nuovo approccio al viaggio?</strong></p>
<p>E’ stata proprio la volontà di conoscere e capire la realtà del deserto, un luogo che secondo me ha qualcosa di magico. Vivere dall’interno in stretto contatto con questo ambiente trasmette delle emozioni, delle sensazioni che non sono “normali” e che difficilmente altri ambienti, anche se sono molto belli e forti, riescono a dare. Il deserto in genere è ritenuto un ambiente duro, ostile e senza vita. In realtà è vero che non c’è vita, però si può trovare molto altro, soprattutto dentro di sè. Ad un certo punto durante la prima attraversata in solitaria mi sono resa contro che nel deserto era possibile fare un percorso interiore piuttosto che fisico o geografico. Quello che stavo facendo era un’esplorazione non solo di luoghi ma soprattutto di sensazioni, e da quel momento è scattata la voglia di ripetere l’esperienza, il deserto è diventato un richiamo, una specie di droga. Quando uno conosce il deserto poi non riesce più a starci distante.</p>
<p><strong>Cosa aggiunge all’esperienza di un viaggio estremo il fatto di essere da soli a compierlo?</strong></p>
<p>Innanzitutto si trattava di stabilire dei record: ogni deserto che ho attraversato a piedi da sola è stato un record al femminile e nel caso del Taklimakan è stato un record in assoluto. Inoltre, quando si è completamente da soli in queste situazioni estreme, bisogna fare appello a tutte le nostre risorse per andare avanti. In questo modo possiamo veramente renderci conto del nostro potenziale, del fatto che quelli che si considerano come dei limiti fisici sono in realtà soprattutto delle questioni mentali. Questa consapevolezza diventa una risorsa preziosa anche nella vita di tutti i giorni. Io non sono una persona eccezionale: non sono giovane, vivo a Milano, ho una vita normalissima, una famiglia  e se io ho potuto fare tutto questo vuol dire che non è solo questione di gambe e muscoli, c’è qualcosa di più. Ed è una cosa alla portata di tutti, l’importante è allenarsi, prepararsi, ma soprattutto avere degli obiettivi.</p>
<p><strong>Ha mai avuto paura?</strong></p>
<p>Io sono sempre partita con un atteggiamento positivo, non ho mai pensato di non farcela o che potesse capitarmi qualcosa. Ovviamente ci vuole una grande preparazione per imprese di questo tipo, sia fisica che per quanto riguarda l’organizzazione del percorso, in modo da ridurre al minimo  le situazioni di pericolo.</p>
<p><strong>Per la maggior parte delle persone il deserto è simbolo di vuoto, solitudine e desolazione. In cosa consiste secondo lei la bellezza del deserto?</strong></p>
<p>Il deserto è un luogo la cui bellezza che va oltre il fattore visivo. Di questo mi sono veramente resa conto durante la mia ultima esperienza: un percorso nel deserto in compagnia di Fabio Pasinetti, un maratoneta non vedente. Lui era partito con l’idea di fare un record, ma quando siamo tornati ha realizzato di essere completamente cambiato. Le sensazioni, le emozioni, i grandi silenzi del deserto riescono a comunicare in profondità con il nostro animo, se siamo disposti ad ascoltare. Questa è quella che io chiamo la “magia” del deserto.</p>
<p><strong>Nel corso delle sue spedizioni lei ha anche avuto modo di confrontarsi con le popolazioni locali, che abitano da secoli in questi luoghi. Come ha vissuto questi incontri?</strong></p>
<p>Loro per me sono stati dei grandi maestri, mi hanno veramente insegnano come approcciare il deserto e come viverlo. Con i Tuareg ho fatto la carovana del sale, con un Boscimane ho attraversato per caso una parte del deserto del Kalahari. Sono persone da cui ho imparato fisicamente e materialmente a sopravvivere nel deserto, mi hanno insegnato l’essenzialità, mi hanno insegnato a rispettare il deserto, una cosa essenziale e che paga sempre. Come quando si incontrano gli animali del deserto, che sono spesso molto pericolosi. Ma se si entra nel deserto con un atteggiamento positivo e  con la consapevolezza di essere ospiti in quell’ambiente allora si ha anche meno paura. Poi lì tutto assume un altro valore, perché non c’è veramente niente e ogni piccolo incontro &#8211; come può essere un topolino o un volo di uccelli -  diventa un miracolo, un regalo del deserto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quale è la cosa che manca di più quando si è da soli in una situazione di totale privazione come è quella del deserto?</strong></p>
<p>Io dico sempre che nel deserto non manca nulla, casomai a me manca il deserto quando torno qua. Io ho conosciuto molti deserti, ciascuno diverso dall’altro, nei colori nel paesaggio, nella composizione della sabbia. Quando mi chiedono quale preferisco non so mai cosa rispondere perché per me sono tutti bellissimi. Forse perché io identifico i deserti con IL deserto, per me è un’entità più che un luogo geografico, un mio interlocutore, con il quale mi confronto e al quale confesso magari le mie debolezze, le mie fatiche, e al quale chiedo aiuto per andare avanti in certe situazioni. Se un ambiente come il deserto lo si affronta pensando ad una sfida si perde in partenza, perché noi non possiamo sfidare il deserto come non possiamo sfidare il mare. Questo della sfida è un atteggiamento un po’ maschile, ma alla fine vedo che loro sono quelli che soffrono di più durante imprese di questo tipo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quindi secondo lei ci sono delle differenze nel modo di viaggiare di una donna, rispetto a quello di un uomo?</strong></p>
<p>Sicuramente, gli uomini hanno sempre un atteggiamento aggressivo, di sfida rispetto al deserto. E’ tipico dell’uomo voler far vedere che è forte, invece noi donne siamo più equilibrate e gestiamo le cose in maniera più semplice. Bisogna riuscire ad instaurare un rapporto con il deserto e quando finalmente si arriva a sentirsi sabbia significa che si è entrati nel deserto non solo fisicamente ma anche psicologicamente e a quel punto tutto diventa più facile.</p>
<p><strong>Quali consigli darebbe ad una persona che volesse di affrontare un’esperienza estrema come quella del deserto?</strong></p>
<p>Intanto è importante entrare con estrema serenità, perché non c’è niente di pauroso nel deserto. Bisogna avere un atteggiamento mentale positivo, di grande curiosità. Soprattutto chi non conosce questo ambiente, secondo me, deve avere la voglia di capire com’è, perché un conto è vedere una foto o un filmato, un conto è esserci dentro fisicamente, toccare la sabbia. È proprio questo contatto intimo a fare la differenza. Nel deserto poi si ricomincia a vivere secondo i ritmi naturali: si dorme con il buio e con il sole si vive, c’è una specie di ritorno alle origini ad una dimensione che, nonostante la sofferenza e le difficoltà, ci fa stare bene. Nel nostro quotidiano, nonostante le comodità, siamo tutti stressati perché la nostra è una condizione che non è naturale. Vivere l’esperienza del deserto, anche per pochi giorni, ti segna profondamente. Il ricordo di quei momenti non è come quello che si ha al ritorno da una vacanza, da una crociera, che all’inizio è bellissimo ma dopo una settimana si è già dimenticato tutto. L’esperienza del deserto ci potrà infatti aiutare ad affrontare ogni giorno le sfide della nostra vita, perché ripensando a quello che si è riusciti a fare in quelle condizioni si può trarre nuova forza per gestire anche le situazioni difficili che possono capitare. Non è un viaggio e non è neanche una vacanza: è un percorso.</p>
<p><strong>Quale sarà la sua prossima impresa?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe provare a vivere un mese sott’acqua. E’ progetto che coltivo da qualche tempo, una sfida  psicologica oltre che fisica, perché si tratta di rimanere a lungo in profondità, con poca luce, in spazi ristretti. Non so ancora se riuscirò a farlo, ma io dico sempre che l’importante è avere dei sogni, se poi si realizzano o meno non è così importante.</p>
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		<title>Grace, l’ultima dama</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:08:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ATTUALITA' E SOCIETA']]></category>

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		<description><![CDATA[di                 Annamaria Malvisi
“Sono stata accusata di essere fredda, snob, distante. Chi mi conosce bene sa che non è così. La verità sarebbe piuttosto il contrario. Ma è chiedere troppo voler proteggere la propria vita privata, i sentimenti profondi? Molte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg" rel="lightbox[1470]"><img class="alignnone size-full wp-image-1472" title="images" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg" alt="" width="201" height="251" /></a>di                 Annamaria Malvisi</p>
<p>“Sono stata accusata di essere fredda, snob, distante. Chi mi conosce bene sa che non è così. La verità sarebbe piuttosto il contrario. Ma è chiedere troppo voler proteggere la propria vita privata, i sentimenti profondi? Molte cose mi commuovono e non voglio essere indiscreta.”</p>
<p>Grace Kelly</p>
<p>“A casa Kelly si aveva fiducia l’uno nell’altro”. In queste parole di Grace penso stia uno dei segreti della sua fiaba realizzata, il procedere da un successo all’altro con passo leggero. Certo, tanti sono i doni ricevuti: il primo contenuto nel nome – Grazia – una sintesi di bellezza e classe. Ma non sarebbe sufficiente questo per illustrare quella sorta di perfezione femminile che sembra essersi incarnata in lei. Carisma e riservatezza, timidezza e determinazione, eleganza e spirito gioioso.</p>
<p>Ho avuto la fortuna di visitare la mostra che il Principe Alberto, insieme alla Reale Famiglia Monegasca ha voluto allestire in onore della madre Grace Kelly, Principessa di Monaco, a venticinque anni dalla sua scomparsa. Non si tratta, in realtà, di una semplice mostra. Direi piuttosto una porta socchiusa, uno spiraglio concesso ad ognuno per entrare in punta di piedi nei ricordi. Quando si è amato qualcuno, ogni oggetto, ogni immagine, ogni traccia del suo essere conserva in sé un’intensa malinconia e un valore incalcolabile. Questo è l’incanto che si sprigiona tra le stanze del Municipio di Parigi, in cui ho contemplato una minuziosa raccolta ordinata dei segreti di Grace, una donna che ha incarnato quanto di più soave si possa attribuire all’essere femminile. Dolcezza e fermezza, dedizione e sensibilità. Non una persona comune. Una persona che ha segnato profondamente chiunque la incontrò, così come ha segnato la storia del cinema, nonostante siano stati pochi gli anni impegnati nello spettacolo. Molti di più saranno quelli dedicati al suo Principe, alla sua famiglia, al regno. Si comprende il riserbo con cui la famiglia ha custodito per venticinque anni i suoi oggetti, gli abiti, i filmati, le fotografie, i diari, le lettere, i fiori essiccati, gli album di ritagli. Si comprende perché è assolutamente intima questa porta socchiusa sulla vita di Grace. Forse sarebbe sufficiente la sua bellezza a commuovere, almeno chi, come me, adora la bellezza e cerca continuamente la perfezione. Eppure è una commozione più intensa, più personale, quella che sorprende il visitatore. È la commozione di vedere il segno tracciato dalla sua mano nelle lettere agli amici, il tono garbato di un invito, lo sguardo: luminoso di fronte ai figli, composto di fronte alle personalità, raggiante al cospetto dello sposo. I suoi ritratti fotografici lasciano trasparire l’intensità dell’anima. Si dice che al dono di essere assolutamente fotogenica Grace avesse unito una ferrea disciplina nel comportamento, nei gesti, nella postura, una fusione di algido e focoso che qualcuno attribuisce agli insegnamenti cinematografici. Non lo credo. È frequente che un atteggiamento composto e dignitoso attiri le accuse di anima gelida, come uno spirito molto focoso sia subito etichettato con epiteti dispregiativi, da facile conquista. Le solite chiacchiere di invidiosi senza risorse. Si può recitare, si può avere imparato la disinvoltura di fronte all’obiettivo, ma è lo spirito, infine, che predomina e vince. E si comunica. Ogni voce, ogni testimonianza di chi l’ha incontrata conferma che Grace è stata una donna serena che ha diffuso serenità attorno a sé.</p>
<p>Nella sua famiglia d’origine è stata educata alla libertà di esprimersi, al gioco e al riso, ma anche all’impegno nel lavoro. Ad Hollywood ha conosciuto i rischi dell’essere diva ma ha saputo sottrarsene, segno di forza d’animo e di carattere. Merito anche di Hichcock, che l’ha scelta come attrice preferita e allieva ad un tempo, perfetta interprete di un magistrale intreccio di storie e charme. Il burbero Alfred accoglie con tristezza l’abbandono delle scene da parte della “sua” stella e nel contempo approva. Solo tre pellicole &#8211; le altre sono state girate senza di lei &#8211; poi l’addio di Grace al cinema. Del resto i suoi erano “solo film”, come potevano competere con un Principe, con la vita? Ogni donna sogna il suo principe, Grace lo incontra e lo trova affascinante. E per una donna che “non concepisce la vita familiare part-time” l’impegno che si prospetta è adeguato. Una famiglia ed un Regno al di là dell’Oceano. Nessuna interpretazione era stata tanto impegnativa e non ci saranno più interpretazioni. Quello che per tutto il mondo è l’inizio di una fiaba, per Grace è l’ingresso nella vita reale, quotidiana, è tornare ad essere una persona “normale” dopo gli anni delle finzioni cinematografiche. “Le fiabe raccontano storie immaginarie. Io sono un personaggio vivente. Esisto. Se si raccontasse la mia vita di donna reale, si scoprirebbe infine il mio vero essere.” Questo vero essere sembra trasparire da ogni dettaglio esposto, pur essendo, in fondo, inafferrabile.</p>
<p>Mi sono chiesta cosa ha spinto la famiglia a privarsi di questa intimità e rendere visibile al mondo un’anima per natura riservata e pudica. Credo il desiderio di prolungare il più possibile, nella memoria, nell’immaginazione, anche nella cristallizzazione di un’immagine idealizzata, la presenza della donna amata come madre, come sovrana, come padrona di casa, come donna.</p>
<p>Forse il principe Ranieri non avrebbe approvato. Grace era soprattutto la sua vita.</p>
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		<title>Quando &#8220;polo&#8221; non è una maglietta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 12:56:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[DONNE AL LAVORO]]></category>

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		<description><![CDATA[di Allegra Nasi 
&#8220;A polo handicap is your passport to the world&#8221;
Winston Churchill
L’adrenalina, la velocità, la forza, la potenza, la simbiosi con il cavallo, l’intenso sforzo e forse anche un accenno di paura, o almeno la cognizione del pericolo. Questo è il polo; molto simile, nonostante il passare del tempo,  a quello che era più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/praga-100.jpg" rel="lightbox[1465]"><img class="alignnone size-medium wp-image-1467" title="praga-100" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/praga-100-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>di Allegra Nasi<em> </em></p>
<p><em>&#8220;A polo handicap is your passport to the world&#8221;</em></p>
<p><em>Winston Churchill</em></p>
<p>L’adrenalina, la velocità, la forza, la potenza, la simbiosi con il cavallo, l’intenso sforzo e forse anche un accenno di paura, o almeno la cognizione del pericolo. Questo è il polo; molto simile, nonostante il passare del tempo,  a quello che era più di 2000 anni fa in Asia quando nacque. Le origini di questo nobile sport sembrano trovarsi nelle partite di <em>buzkashi, </em>l’antico sport nazionale afgano, e la sua evoluzione sembra essere avvenuta lungo il percorso della Via della Seta fino ad arrivare a Punjab, in India, dove nel 1960 venne adottato dagli ufficiali britannici che lo avevano visto praticato dai locali.</p>
<p>Dai tempi delle sue origini, il polo ha chiaramente subito diversi cambiamenti: dalle regole alle caratteristiche dei cavalli; dai materiali, alle strategie in campo, alle caratteristiche dei partecipanti, che oggi contano tra le loro fila sempre più donne. Anche se alcuni antichi dipinti rappresentano amazzoni che, stecca alla mano, partecipano a questo  intenso, pericoloso ed esclusivo sport, nella nostra realtà, l’aumento del numero di donne che giocano è un fenomeno recente.</p>
<p>Mentre  in Inghilterra ed Argentina, dove il polo ha molti più adepti, le donne in campo sono ormai cosa comune, in Italia le giocatrici non sono più di sei o sette, ma sono sufficienti per dimostrare che  una grande passione per i cavalli, una grande dedizione allo sport, una buona dose di coraggio e molto poco timore della competizione fisica con gli uomini, permettono una partecipazione ad armi pari, o quasi. Ed è forse proprio questa parità che sta rendendo questo sport sempre più amato dal gentil sesso: quando si galoppa a massima velocità in direzione della pallina e della porta, poco importa il sesso dell’avversario che si avvicina minacciosamente; poco importa la sua età; poco importa il suo nome. L’unica cosa che importa è il fatto che a breve la sua stecca potrebbe bloccare la traiettoria della nostra, impedendo  l’impatto con la palla; che a breve il suo cavallo potrebbe essere spinto contro al nostro ed  il suo corpo usato per spostarci di forza dalla linea della palla, rubandoci la giocata. Lui non penserà di avere di fronte una donna. Noi non penseremo di avere di fronte un uomo. L’unico pensiero sarà quello di vincere. In campo non esistono differenze di sesso; esistono solo l’obiettivo, la ricerca del gol, l’impatto con la pallina; il rumore degli zoccoli sull’erba, le frasi gridate in spagnolo, l’intensità difficilmente equiparabile. In questo contesto,  si è tutti solo giocatori: donne, uomini, giovani, meno giovani, professionisti o amatori.</p>
<p>Anche se le quote rosa in campo stanno aumentando – fenomeno dimostrato dai sempre più frequenti tornei riservati alle donne – la competizione agonistica tra i sessi, potrebbe rimanere proprio uno di quegli aspetti tanto attraenti per le donne: in fondo, c’è un certo grado di soddisfazione associato all’espressione perplessa – e forse non solo  &#8211; che si coglie sui volti degli uomini quando si accorgono che sotto al casco dell’avversario, c’è niente meno che una fanciulla!</p>
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		<title>Voglio i capelli&#8230;rossi!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 12:56:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sa, al ritorno dalle vacanze i capelli necessitano di un restyle prima di riprendere i ritmi frenetici della città, ma se oltre alla solita spuntatina vi siete stancate del vostro colore e volete  cambiarlo dovete sapere che questo sarà l&#8217;anno del rosso!
Molte di voi stanno già storcendo il naso all&#8217;idea di provare un tono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/328148_red_hair.jpg" rel="lightbox[1460]"><img class="alignnone size-full wp-image-1461" title="328148_red_hair" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/328148_red_hair.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Si sa, al ritorno dalle vacanze i capelli necessitano di un restyle prima di riprendere i ritmi frenetici della città, ma se oltre alla solita spuntatina vi siete stancate del vostro colore e volete  cambiarlo dovete sapere che questo sarà l&#8217;anno del rosso!<br />
Molte di voi stanno già storcendo il naso all&#8217;idea di provare un tono così particolare, eppure è il trend del momento tra le celebrity più in vista. La stessa Kristen Stewart, Bella di Twilight, ha optato per una capigliatura rosso ramato abbandonando così il suo &#8220;dark style&#8221;, per non parlare di Scarlett Johansson che ha salutato la sua chioma biondissima per provare un cangiante rosso tiziano.<br />
Per chi non ha avuto la fortuna di nascere con i capelli ramati, come l&#8217;attrice Julia Roberts, ma vuole ugualmente provare l&#8217;ebbrezza di essere rossa le sfumature proposte sono tante, a partire dai semplici riflessi fino ai colori più estremi come il rosso-arancione fluo sfoggiato ultimamente dalla cantante Rihanna.<br />
Il Medioevo è finito da tempo e le credenze che associavano le chiome scarlatte al diavolo o alle streghe sono andate esaurendosi quindi, se avete voglia di provare, cosa state aspettando? Correte dal parrucchiere!</p>
<p>fonte :<br />
www.donnevirgilio.it</p>
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		<title>Il rosso vince ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 09:47:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da sempre il colore della passione e pare che, quando lo indossiamo, noi donne acquistiamo più fascino&#8230;Ebbene secondo uno studio della Rochester University, pubblicato sulla rivista Journal of Experimentia Psychology, il rosso non dona solo al gentil sesso.
Andrew Elliott ed i suoi colleghi, svolgendo un&#8217;analisi su 288 donne eterosessuali e 25 uomini bisessuali che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1135777_valentine.jpg" rel="lightbox[1455]"><img class="alignnone size-full wp-image-1456" title="1135777_valentine" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1135777_valentine.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>E&#8217; da sempre il colore della passione e pare che, quando lo indossiamo, noi donne acquistiamo più fascino&#8230;Ebbene secondo uno studio della Rochester University, pubblicato sulla rivista Journal of Experimentia Psychology, il rosso non dona solo al gentil sesso.<br />
Andrew Elliott ed i suoi colleghi, svolgendo un&#8217;analisi su 288 donne eterosessuali e 25 uomini bisessuali che dovevano rispondere a domande su fotografie di uomini vestiti con differenti colori, hanno riscontrato che quelli con vesti in rosso suscitavano nelle signore giudizi molto più positivi circa il fascino dell&#8217; indossatore. Merito, questo, dei profondi legami che uniscono il rosso all&#8217;idea di ricchezza e potere; basta pensare, ad esempio, all&#8217; abbigliamento color porpora che nell&#8217;antica Roma stava a  simboleggiare uno status sociale elevato.<br />
Secondo alcuni psicologi potere e denaro sono fra le discriminanti che le donne utilizzano nella scelta del compagno che, quindi,abbigliato in porpora le richiama alla mente femminile.<br />
Non potrebbe essere invece che gli uomini in rosso ci piacciono tanto perchè è un colore che dona proprio a tutti?</p>
<p>fonte : www3.lastampa.it/moda</p>
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		<title>Lo dice anche la scienza : le donne sanno fare meglio più cose contemporaneamente</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:14:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ATTUALITA' E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[DONNE AL LAVORO]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati gli scienziati dell&#8217;Università di Hertfordshire, nel Regno Unito, grazie ad un&#8217; analisi del prof. Keith Laws, a confermare che le donne riescono a svolgere più compiti nello stesso momento meglio rispetto ai loro colleghi uomini. Il prof. Laws, mediante un test somministrato a 100 studenti, 50 uomini e 50 donne, ha riscontrato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1041493_girls.jpg" rel="lightbox[1446]"><img class="alignnone size-full wp-image-1449" title="1041493_girls" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1041493_girls.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Sono stati gli scienziati dell&#8217;Università di Hertfordshire, nel Regno Unito, grazie ad un&#8217; analisi del prof. Keith Laws, a confermare che le donne riescono a svolgere più compiti nello stesso momento meglio rispetto ai loro colleghi uomini. Il prof. Laws, mediante un test somministrato a 100 studenti, 50 uomini e 50 donne, ha riscontrato che il gentil sesso è riuscito a pianificare strategicamente meglio la ricerca di un oggetto smarrito, confermando, pertanto, che i maschi preferiscono focalizzarsi su un problema alla volta.<br />
Che gli uomini non fossero molto portati a fare più cose contemporaneamente noi, donne, dobbiamo ammetterlo, lo abbiamo sempre pensato&#8230;adesso la nostra idea ha la scienza dalla sua parte!</p>
<p>fonte : www.uominidonne.net</p>
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		<title>Il potere dello stereotipo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Donna al volante pericolo costante&#8221; è solamente uno dei tantissimi stereotipi che si sono ben radicati nella nostra cultura e che, il più delle volte, ci condizionano a tal punto da modificare i nostri comportamenti e le nostre modalità di apprendimento.
Lo sanno bene Steve Heine e ILan Dar-Nimrod, psicologi dell&#8217;Università di Vancouver, Canada, che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1196025_excited_graduate.jpg" rel="lightbox[1440]"><img class="alignnone size-full wp-image-1453" title="1196025_excited_graduate" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2010/08/1196025_excited_graduate.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>&#8220;Donna al volante pericolo costante&#8221; è solamente uno dei tantissimi stereotipi che si sono ben radicati nella nostra cultura e che, il più delle volte, ci condizionano a tal punto da modificare i nostri comportamenti e le nostre modalità di apprendimento.<br />
Lo sanno bene Steve Heine e ILan Dar-Nimrod, psicologi dell&#8217;Università di Vancouver, Canada, che hanno rilevato, attraverso un esperimento su un campione di 120 donne ventenni, come la mente femminile sia influenzata dall&#8217;idea che le donne siano meno portate degli uomini per le materie scientifiche. Le ragazze sono state divise in quattro gruppi, a ciascuno dei quali è stato assegnato un test che consisteva in due prove di matematica intervallate dalla comprensione di un testo di diverso contenuto.<br />
Alla fine dell&#8217;esperimento Heine e Dar-Nimrod hanno potuto constatare che le ragazze il cui testo sottolineava la minore predisposizione delle donne verso l&#8217;ambito scientifico hanno ottenuto i risultati peggiori nelle prove di matematica mentre le migliori sono state quelle il cui testo parlava dell&#8217; inesistenza di differenze tra i due sessi. Donne da oggi non potrete più scappare da controlli dei conti&#8230;</p>
<p>fonte : www.focus.it</p>
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